Gli italiani e la buona tavola, l’amore per il convivio e la condivisione di un pasto in famiglia.
Questo ritratto oramai corrisponde a uno stereotipo arrugginito, se è vero che anche le famiglie italiane tendono sempre più a consumare pasti-lampo e a rinunciare a momenti importanti come la prima colazione, optando per un rapido caffè.
Eppure in questo progresso incessante del fast-food si registra finalmente un’inversione di tendenza: a quanto pare per la prima volta dopo tanto tempo il piacere di stare a tavola non solo per nutrirci, ma anche per concederci un intervallo di relax ricomincia a conquistare il suo spazio.
Sulle tavole italiane, infatti, il tempo del pranzo si è allungato di cinque minuti, arrivando a 35 minuti. Lo dice un’indagine dell’Eurisko presentata oggi a Cheese, la rassegna internazionale sulle forme del latte.
Il focus sulla durata dei pasti, contenuto in un ampio studio su analisi e prospettive di consumo dei formaggi dop, condotto con l’Ismea, rivela che lo stare più a lungo a tavola fa parte di uno dei sette comportamenti nello stile alimentare.
Nelle preferenze dei cibi, i secondi e i piatti unici stanno insidiando il primato della pasta e dei primi in genere, c’è meno consumo di carne, ridotto da un italiano su sette, mentre più voglia di alimenti biologici, mangiati da una persona su cinque.
I cibi stranieri sono apprezzati da uno su tre ma allo stesso tempo il 25% mostra diffidenza sull’acquisto di prodotti che “vengono da molto lontano”.








